Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement
 
Home arrow Avventure di pesca arrow USA - Diario di Viaggio cap.2
Friday 03 September 2010
 
 
Newsflash
RIPROVIAMOCI COI CORMORANI
(riforma della legge sulla caccia)
<< Leggi tutto >>
USA - Diario di Viaggio cap.2
USA 06/08/03 
di Claudio Tagini

Ovvero, effetti collaterali della pesca a mosca.

Mirko ed io siamo stracontenti che Paola si sia appassionata alla pesca a mosca. Il rovescio della medaglia è che, ormai al buio e dopo una lunghissima serie di “l’ultimo lancio, giuro”, la Dolce Pulzella ci obbliga a dover ripiegare per cena nell’unico posto ancora aperto nel raggio di 30 miglia.

Circondati da elementi coi capelli viola ed arancione, tatuaggi di cui si intravede appositamente solo l’inizio, per farne intuire la sordida fine, borchie ed anellini perforanti ombelichi, narici, sopracciglia (e chissà cos’altro), non ci turbano quanto l’immangiabilità delle strane sostanze che vengono servite, eufemisticamente chiamate “food”… Persino Mirko, che ha lo stomaco come una betoniera, si rifiuta di continuare dopo il primo boccone. Paola mi deve una cena, dove dico io.

~

Le distanze negli States sono proporzionali al vastissimo territorio, ed il Conejos River, nostra prossima meta, non è proprio dietro l’angolo, passata Deckers: il fatto che il tragitto sia anche scenico è scontato, ma rimangono sempre 220 miglia (circa 350 Km.) da percorrere, passando per una visita alle Sand Dunes Natl. Monument., a circa 2500 metri d’altitudine.


Le dune di sabbia del Sand Dunes National Monument, Colorado.


Anche se il viaggio è improntato sulla pesca, i territori del West americano non sono da percorrere con l’ansia d’arrivare alla prossima meta alieutica. Mirko e Paola l’hanno capito da tempo: sono tutti e due ancora giovani e scalpitanti, ma abbastanza maturi da capire che la frenesia non lascierebbe godere di certi sapori, come gli odori pungenti della resina o della salvia selvatica, o le incredibili tonalità di colore di una valle d’alta montagna in piena estate.

A volte credo si tratti di saper rallentare, assumere un ritmo che sembrerebbe persino ozioso, se non fosse per la sua intensità di contenuti, e lasciare che l’esperienza degli anni, più che una maestra, diventi quasi un’amante e complice, con la quale gustare sensazioni che sarebbero altrimenti sprecate dalla semplicità giovanile.

Non si tratta di rinunciare all’uva, come fa` la classica volpe adducendo che sia acerba, quanto di riuscire ad ammirare ed apprezzare anche il resto.

~

Per arrivare al Conejos River attraversiamo l’ampia San Louis Valley, una volta occupata da un enorme lago, con due sole cittadine lungo il tragitto, e se Alamosa fa venire il sospetto d’essere tornati indietro nel tempo, alla vecchia America degli anni ’50, ci pensa poi la vista di Antonito, più a sud e vicina al New Mexico, a confermare la teoria. Ma non si è pervasi da sgomento, anzi!

La spaziosa cabin che ho scelto, a circa 2600 metri s.l.m. ed a due passi dal fiume, ha la cucina, cosi che si può stare in pesca quanto si vuole, senza curarsi di tornare in tempo per cenare al ristorante.


Cabin sul Conejos River.


Il Conejos River nasce a circa 3600 metri, sul versante orientale delle San Juan Mountains, le stesse cime che, nel versante Ovest. Danno origine al San Juan River. Scorre verso NE per essere imbrigliato nel Platoro Reservoir, prima di uscirne come tailwater, dirigersi a Sud e Sud-Eest scavandosi un profondo e suggestivo Canyon ed entrando nella Rio Grande Wilderness, prima di aprirsi, e curvare nuovamente, dirigendosi verso NE ed Antonito.

Il tratto di canyon, sino alla sezione Fly Only più a valle, ha caratteristiche torrentizie, ed anche se si trova qualche occasionale lama tranquilla, si pesca prevalentemente in correnti dalle sponde infrascate, dove Mirko e Paola si sentono a casa, e dove io, invece, rischio forte di perdere le mie mosche.


Conejos River - Paola.


La scelta di venire a pescare il Conejos dopo il South Platte non è stata casuale. Il vantaggio di saper lanciare in ambienti ristretti ed infrascati, aveva senz’altro influenzato Mirko nel chiedermi di portarlo dove potesse applicare la tecnica in cui si era perfezionato, ma era stato soprattutto il desiderio di trovare acque poco battute, appunto perché “difficili”, che lo aveva maggiormente stimolato.

Le trote del Conejos, anche se qualcuna è di belle dimensioni, non sono leggendarie per la taglia, e si viene a pescare questo stream per il piacere stesso d’esserci, per la difficoltà dei suoi sottoriva, all’ombra dei quali si riparano le prede da insidiare. Anche se è facile intuirne la loro presenza, bisogna saper dosare il lancio con destrezza, sia per penetrare sotto i rami che per evitare il dragaggio dell’imitazione, altrimenti trascinata dalla più veloce corrente centrale.


Conejos, cattura di Mirko.


Lo stream è a tratti molto stretto, ed una canna lunga intralcerebbe soltanto, mentre è invece necessario saper fare lanci veloci e precisi, evitando il dragaggio non con dei mending, quasi impossibili da effettuare sotto l’infrascatura, ma con una serie di microscopici e calibratissimi roll casts, che continuano a ribaltare a monte coda e leader, lasciando la mosca scendere in maniera naturale nella corrente più lenta del sottoriva. Io non lo so’ fare bene, ed in quei tratti di fiume mi limito ad ammirare l’arte dall’alto di una rupe.


Conejos - Mirko pesca a risalire.


A parte le numerose trote (e pochissimi altri pescatori), il Conejos riserva altre interessanti sorprese, come quella di un magnifico porcino, che mi sono trovato davanti aggirando una roccia.


Conejos - Grosso porcino (mia canna e fishing vest).


Anche Mirko ne trova uno simile, ed il paio è già notevole, ma questo senza neanche contare quelli trovati poi, a due passi da dove si era parcheggiata la macchina. Non ci avremmo neanche fatto caso, se non fosse stato per un campeggiatore che, notando i due grossi funghi, mi chiede di dare un’occhiata a quelli che ha visto li vicino, per sapere se sono commestibili… “right there, behind these bushes” Non ci posso credere: chili di bellissimi porcini, di tutte le dimensioni, nel raggio di una decina di metri! Per cena ci facciamo una favolosa insalata di porcini crudi, seguita da penne al sugo di porcini, e porcini impanati e fritti come secondo. Ora devo solo imparare a farci un sorbetto. E` interessante come qui negli USA si trovino bellissimi porcini a queste altitudini, ed anche più in su’, fino a 3000 metri!


Porcini del Conejos.


Dal Conejos, per arrivare al San Juan River, attraversiamo un paio di volte il confine tra Colorado e New Mexico, valicando passi di montagna sopra i 3000 metri, incrociando il percorso del trenino della Cumbres/Toltec, per poi attraversare parte della Carson Natl. Forest, prima di arrivare alla cittadina di Chama, dove ci si aspetta di incontrare Butch Cassidy dietro l’angolo, e poi gli splendidi territori attraversati da fiumi con nomi esotici: Navajo River, Coyote Creek, Rio Blanco…


Trenino a carbone della Cumbres- Toltec, tra New Mexico e Colorado.


... c'e` bisogno di didascalia?


Pagosa Springs è invece deludente, senza atmosfera reale e con una certa presuntuosità. Il ristorante che finalmente scegliamo, dopo averne scartati una sfilza, è uno di quelli che lascia inizialmente perplessi: il tizio effeminato che ti porta al tavolo, e ti spiega il menu con aria di sufficienza, fa presagire prezzi esorbitanti e porzioni lilliputziane con salsa al lampone. Ma poi si mangia bene, per fortuna.

Sulla via per il San Juan, il giorno dopo, dovremmo forse insistere e pescare il Piedra River, ma la strada è sterrata, il polverone ci intasa i polmoni mentre traballiamo nella calura, e col San Juan a poche miglia… A Bayfield ci fermiamo per fare provviste, ma io rimango di guardia alla macchina: l’omaccione poco rassicurante, che pare adocchi il piccolo parcheggio nel retro, non mi ispira molto. Con quella faccia, mi chiedo se per caso non sia stato un suo antenato a far nascere l’abitudine di inchiodare le casse da morto, ma mi sbaglio: è il guardiano…

Ed eccoci a guidare sulla diga del Navajo Reservoir, con le facce rivolte a destra, ipnotizzati da questa favolosa tailwater, abbracciandone la vista sino al Simon Canyon. Ancora 4 miglia e siamo arrivati al lodge. Mirko conta compiaciuto i pescatori: due soli al cable hole sotto la diga, ed altri 3 sparsi sugli upper flats. Ce ne saranno almeno 4 o 5 dalle parti della Kiddy Pool ed almeno 6 o 7 al Texas Hole, ma questo è prevedibile e non disturba. Tra pochissimo diminuiranno, perché è domenica, parecchi di loro rientreranno in serata a Durango per volare a casa… ed avremo un coup-de-soir senza ressa.


Mappa del tratto di San Juan, 'quality waters' (4 miglia circa) da sotto la diga al ponte.


Ci fermiamo da Abe’s per la licenza, qualche moschina, uno spray di riserva contro le zanzare… ma anche per respirare quell’atmosfera dei posti che si conoscono da tempo, dei quali si hanno dolci ricordi, e dove si finisce quasi sempre con l’incontrare vecchie conoscenze ed amici, riprendendo le stesse chiaccherate di pesca dell’ultima volta, quasi non fossero mai state interrotte.

“So, where have you been fishing, lately?” – “We did the South Platte, then the Conejos on the way here” – “I’ll be damned! I was on the Dream Stream a week ago, and I came to Cheesman Canyon for a day… too bad we missed eachother, but I see that you’ve changed car: I wouldn’t have recognized it”… (Allora, dove hai pescato ultimamente? – Abbiamo “fatto” il South Platte, poi il Conejos sulla via per arrivare qui – Maledizione! Ero sul Dream Stream la settimana scorsa, e sono venuto al Cheesman Canyon una giornata… peccato che non ci siamo visti, ma vedo che hai cambiato macchina, e non l’avrei riconosciuta comunque).

Questi preamboli solo per arrivare all’inevitabile descrizione delle mosche usate per speciali catture fatte… senza mai vantarsi, anzi, spiegando con ancora più particolari quelle clamorosamente mancate, cercando di spiegare o capire l’errore.

Ma sono anche chiaccherate che possono durare solo il tempo necessario per fare gli acquisti: chiunque sia nel fly shop è venuto da queste parti per pescare, ed a quest’ora pensa al coup-de-soir… Le ciance vengono lasciate per il dopocena, davanti ad un bicchiere, ed in quel caso, anche qui la misura delle trote aumenta col calare del Whiskey nella bottiglia.
Tornando al fiume, dopo esserci sistemati da Gretchen, lasciamo stare il Texas Hole e la Kiddy Pool dopo aver contato troppe macchine per i nostri gusti al parcheggio, e andiamo a piazzarci sugli upper flats appena a valle del cable hole, dove non troviamo nessuno, e dove Paola fa` la prima cattura.


San Juan, appena a valle del 'cable Hole', o Upper Flats.  Quella davanti e` la diga, e quella che sembra una strada e` invece la rampa per l'acqua in eccesso, in caso il reservoir si riempia troppo.


La tailwater del San Juan scorre a circa 1740 metri slm. ma, sia per la latitudine (più o meno quella di Malta, come Los Angeles), e per il fatto che si tratti di “high desert”, d’estate puo’ far molto caldo. Ma basta avvicinarsi al fiume, per essere rinfrescati dall’aria raffreddata dalla gelida acqua: il flusso che esce dalla diga, prelevato ad una profondità di 60/65 metri, ha una temperatura costante fra i 43 ed i 45 gradi Farenheit (tra I 7 e gli 8 gradi centigradi).

La diga che forma il Navajo Reservoir è stata costruita nel 1962, principalmente per immagazzinare acqua per irrigazioni, ma con un occhio anche ad attività ricreative: col prelievo in profondità e temperatura di flusso costante, ideale per salmonidi, si è subito creato un ottimo habitat per gli insetti ed i pesci, in un posto dove prima l’acqua era fangosa e calda.

Dalla diga vengono effettuati ogni anno (in primavera, verso metà Maggio), dei forti rilasci, per mantenere pulito da depositi il fondo del lago, il che simula perfettamente la piena che avverrebbe naturalmente.

Il letto del fiume, in parecchi punti, non si addice molto alla riproduzione naturale, per cui ogni tanto devono essere immessi degli avannotti, i quali poi, con l’enorme e costante abbondanza di foraggiamento naturale, in queste condizioni ideali tipo “spring creek” crescono, inselvatichendosi presto, all’incredibile ritmo di 6 pollici (15 cm.) all’anno !!!


San Juan River: cattura di Paola.


Questo solo durante i primi 3 anni però (infatti, la media delle trote del San Juan è fra 14 e 20 pollici, cioè 35/40 cm.), perché poi rallenta… Si trovano comunque molti esemplari oltre 20 pollici (50 cm.), ed alcuni che arrivano sui 30… e tutti che continuano a nutrirsi di insetti: l’uso dello streamer, infatti, non e` produttivo, con eccezion fatta (e solo in alcuni posti) della Leech.. Un censimento fatto nell’autunno del 1988 ha trovato ben 4,000 trote in una sola pool (la Texas Hole)…


San Juan: cattura di Mirko dalla barca.


Le trote del San Juan, oltre ai pescatori, sono abituate a vedere un’enorme quantità di insetti, tutti piccoli e di ben poche specie: Midges, BWO, PMD, e qualche caddis, oltre agli anellidi (imitati col famoso San Juan Worm). Nonostante la temperatura e la natura da spring creek, non ci sono scuds o mysis. Le midges si pescano imitandone la larva, pupa, l’emergente e l’adulto, quest’ultimo anche con i “midge-clusters” (Griffit gnat e Adams funzionano).

Per i motivi di cui sopra, le trote non si nutrono in modo opportunistico come su altri fiumi, ed è importantissimo imitare con esattezza taglia e colore dell’insetto di cui si stanno nutrendo in quel momento, naturalmente dopo averlo montato su finali sottili (a volte anche del 6 e 7 X…) ed averlo presentato bene, senza dragaggi…

Forse è per questo che io non catturo quanto certi pescatori: mi ricorderò sempre di una sera di alcuni anni fa`, appena a monte del Texas Hole: bollate come se piovesse, con Mirko ed Agostino che catturavano costantemente mentre io, nella poca luce rimasta, impiegavo un’eternità solo a montare l’imitazione, che poi non vedevo comunque. Facile dire che basta ferrare se “la bollata” è a meno di un metro da dove si suppone sia la mosca… Ma se ci sono 4 o 5 bollate? L’unica sarebbe stata di montare un piccolo ciuffo di yarn come strike indicator, ma per stupida vanità non ho fatto.

Ci fermiamo qualche giorno, andando a pescare anche su quei tratti di fiume ancora sconosciuti ai più, posti che non sono quasi mai battuti, acque calme e chiare che, una volta pescate, bisogna far “riposare” per almeno mezza giornata. Da vedere la faccia della guida locale quando, mentre sta` per portarci clienti, ci scorge tornare dal suo “secret spot”! Io ci ho fatto le mie decenti catture, paola pure, ma è quel maledetto di Mirko che, naturalmente, allama un tir travestito da brown.

Request photos from Mirko & Paola

La mattina, appena il sole brucia le eventuali nuvole alte, sull’acqua si forma sovente un sottile strato di nebbiolina, quasi mistica. Bellissima in fotografia, ma non mi aiuta molto a vedere dove bollano.


Io nella nebbia mattutina.


Dopo l’ultima pescata mattutina sul San Juan siamo di partenza: le nostre prossime due mete sono il Dolores, ad un paio d’orette, ed il San Miguel Rivers, più a Nord. Sino a ieri siamo stati fortunati col tempo, ma l’intensità e durata dell’acquazzone notturno, uno di quei temporaloni con tuoni e fulmini che fanno vibrare i vetri, e` ancora evidente lungo il percorso: l’Animas River è marrone, ed il Dolores cioccolata.


Dolores River: fiume di cioccolata.


Per completare il triste scenario, al fly-shop ci informano che persino il tratto di tailwater a valle della McPhee Dam è impescabile. “but there is good news” ci dicono sorridenti “the San Juan is fishing great!” Sono talmente scoraggiato e frustrato che a cena faccio pure il tiro alla cameriera cicciona.

La mattina dopo partiamo alla volta di Telluride, rinunciando al Dolores, ma non senza aver cercato di trovare acque migliori, prendendo la strada piu’ lunga risalendo il suo West Fork, fino a Dunton ed oltre, ma invano: la barriera delle cime montagnose, tra la Flat Top Mountain a 3630 metri, e quelle del Lizard Head Wilderness, oltre 4000, ha sicuramente imprigionato le nuvole basse, raccogliendone il grosso della pioggia. Arrivati all’Ophir Loop diventiamo persino speranzosi, trovando il South Fork del San Miguel solo velato. Paola ci cattura un bellissimo e robusto salmerino, tra frotte di cerbiatti, e scendiamo speranzosi verso il main stem… ma trovandolo anch’esso come il Dolores.
Di male in peggio, andiamo ancora fuori a cena, solo che stavolta è un cameriere ciccione che fa` il tiro a me.

48 ore di forzata inerzia alieutica, durante le quali, mentre gironzoliamo per Telluride, mi diletto a riprendere vecchi discorsi in tema di politica. Credo che sia anche il mio istinto polemico a farmi scegliere gli amici, perché, come mi è stato fatto notare, ne ho parecchi che la pensano in modo diametralmente opposto.

Mirko ed io siamo un ottimo esempio di come si possa discutere pur divergendo politicamente di 180 gradi. Mentre il mondo pare diviso tra quelli che sanno tutto e quelli che non hanno mai capito niente, ovviamente a seconda della propria barricata, con Mirko e Paola non si discute retoricamente e demagogicamente delle proprie convinzioni, cercando di imporle arrogantemente o con atteggiamenti presuntuosi e condiscendenti.

Da parte mia, però, mi diverto anche a punzecchiare, come quando metto in questione il senso di equità che, secondo me, vorrebbe essere artificiosamente imposto a situazioni magari non “giuste”, ma naturali. La natura è intrinsecamente ingiusta, ed è per ciò che esistono profilattici di diverse misure. Non credo sia il caso di crearne uno statale a misura unica :-)

Ma ecco che il tempo s’è rimesso e partiamo: Ridgeway, Montrose, hamburger veloce a Cimarron, e riprendiamo la lunga guidata per andare direttamente sul Taylor River. Arriviamo, ed il tratto a monte è pieno di pescatori, e le stronze fanno le difficili, come sempre, ma noi siamo assatanati!

Tutti pescano con imitazioni di mysis, il gamberettino bianco che vive nel profondo e freddo reservoir a monte, e che viene risucchiato dalla presa della diga, e tutti pescano quasi sempre sotto. Ma vediamo bollate alla fine della pool a valle del ponte e, piazzandoci strategicamente, in tre di noi ci impadroniamo del posto.


Mia cattura sul Taylor, a secca.


Catturo un paio di brown, carine, ma niente di cui scrivere a casa, specialmente in confronto alle bestie che vivono da quelle parti… quelle che Mirko vuole. Ed infatti…


Taylor River, 58 cm di rainbow (Mirko).


Anche se nei prossimi tre giorni pescheremo sia lo scenico tratto di Taylor più a valle che altri streams della zona, questa piccola tailwater è un appuntamento da non mancare, specialmente per chi l’ha già pescata (per Mirko mi sembra sia la terza volta). Nell’acqua limpidissima si vedono questi pescioni, sovente ancorati sul fondo, ondeggiare quasi impercettibilmente dalla loro postazione, spalancando la bocca per abboffarsi di mysis. Solo occasionalmente, e pochissimi di loro, salgono a prendere insetti in superfice: bisogna essere li, pronti, e con la mosca giusta.

Il record pescato a mosca di questo posto è una mostruosità di ben 32 pollici (80 cm.) di iridea selvaggia, stimata 22 libbre (10 Kg.). La bestia, (catturata da una guida in un giorno “off”), ha preso 3 mysis legati insieme, su finale 5X.

Un’iridea di simili dimensioni era stata catturata anni fa` con uno storditore, durante un censimento del Colorado DF&G, ma per le dimensioni non era sopravvissuta. Nello stomaco le erano state trovate libbre di mysis, e solo qualche sporadico altro insetto.


Taylor River - iridea selvaggia 32 pollici (81 cm).


Ci divertiamo tutti e tre nei tratti di Taylor più a valle, ma è Paola che fa` strage di brown e salmerini sullo Spring Creek (è il nome del suo piccolo stream affluente), ed è ora di partire. Altro villaggio suggestivo, altro passo di montagna, e sostiamo a fotografare le bellissime betulle (aspen) tipiche della zona.


Kebler Pass, Colorado, Aspen grove (betulle).


Per fortuna che al San Juan, mentre aveva fatto bel tempo, avevo avuto modo di far seccare l’enorme quantità di porcini del Conejos, perché sulla via per il Ranch, fermandosi in posti che conosco, ne rifacciamo una scorta vergognosa, unitamente a qualche chilo di cantarelli.


Porcini e cantarelli del Colorado.


Ma ricomincia a piovigginare, poi piovere, poi ancora… insomma, al Ranch riusciamo a pescare poco, prima che l’Anthracite diventi scuro, e scopriamo che il mio “secret spot”, in un suo affluente a valle, è stato portato via dall’ultima piena. Così che peschiamo quel che possiamo, e poi giochiamo a far posare i colibri sulla canna, chiaccheriamo con John e Dory, ormai vecchi amici, del viaggio di nozze di Mirko e Paola di 6 anni fa` e poi, mentre discutiamo ancora allegramente di politica (i famosi preservativi a taglia unica del Monopolio di Stato), cuciniamo: insalata di porcini crudi e sedano, cantarelli trifolati con zucchine, penne con cantarelli…

Durante una breve sosta ad un fly-shop, sulla via per la cabin nella vallata ad Ovest di Aspen, sembra che il mio punteggio salga alle stelle: i proprietari ed una guida riconoscono la mia voce prima ancora d'avermi visto. Paola non trova i waders che cercava, e cosi che andiamo al fly-shop di Basalt. Anche qui, udite udite, vengo riconosciuto dal proprietario solo dalla voce. E poi una giovane e piacevole donna mi chiede di posare per una fotografia. Poche ore dopo, sul fiume, un gruppetto di giovani ragazze mi chiede la stessa cosa, proprio sotto gli occhi increduli di Mirko e Paola.

E chi glielo va` a spiegare, adesso, che anche in un paesino sperduto del Colorado riconoscono la mia voce… per le numerose ed asfissianti telefonate che faccio per i miei clienti, ossessionato dai dettagli? Come potrebbero mai dimenticarsi un tale rompicoglioni?
Anche il fatto che in zona ci sia un concorso fotografico femmile, e che uno dei temi sia “l’uomo western”… Nel fly-shop di Basalt eravamo solo in due a portare un cappello da cowboy, e l’altro tipo, al quale era stato chiesto di posare prima di me, aveva declinato… C’è poco da gongolare: come scusa per dare il mio indirizzo, ho chiesto di inviarmi una copia della foto, se il concorso fosse stato vinto. Non ho mai più sentito nessuno.

Ma ho ancora un senso di decenza, e guidando verso il fiume non incomincio a spiegare come si lancia.


Fryingpan River welcome sign.


Fryingpan River welcome sign.


Ci viene dato il benvenuto al fiume, chiedendo di osservare le regole, di rispettare la proprietà privata e gli altri pescatori, e di raccogliere i rifiuti che gli eventuali burini possono lasciare. Le regolamentazioni di questo tratto basso del Frying Pan sono semplici: limite di due fario, inferiori ai 14 pollici (35 cm.). Tutto l’altro pesce dev’essere immediatamente rilasciato inerme.

Come mi succede sovente, sono il primo a catturare (con una Roncallo Special, guarda a caso)


Claudio con la prima cattura sul Fryingpan.


Ma questo perché Mirko si deve ancora piazzare, perché poi incomincia a catturare a raffica


Fryingpan: catture di Mirko (foto di Mirko).


Fryingpan: catture di Mirko (foto di Mirko).


E poi arriviamo alla mia “magic pool”, trovandola occupata. La coppia che sta` pescando ha monopolizzato il posto da 4 ore senza spostarsi (cosi mi dicono).

Lui ha i capelli bianchi (quei pochi che gli rimangono), annodati in un codino, come per mostrare la tessera del suo partito. A turno, lanciano a 45 gradi a monte una ninfa piombata, ploff… passata (senza neanche mending), per poi ripetere fino a che, ogni 50simo lancio, una trota suicida non viene allamata. A questo punto manca solo il rullio dei tamburi ed un paparazzo del New York Times, perché il rilascio viene effettuato con sorriso compiaciuto, sguardo a semicerchio ed occhi verso la possibile ed auspicata platea (ci sono solo io, ma si accontentano). Quasi rimpiango il deficiente sul South Platte.
Il bello è che, a soli due metri più avanti, ma al di la della forte corrente centrale, c’è la “magic pool”, che sti due pavoni non hanno neanche visto! In quel tratto il fiume si divide, ed una treccia minore si separa a monte, per formare questa pool ZEPPA DI TROTONE, che se ne girano tranquille pappandosi senza sforzo sia le schiuse della pool stessa, che il nutrimento che gli arriva dalla correntina e quello che scende lungo il filo della corrente principale. Non devono far altro che starsene tranquille nell’acqua calma, e zippare veloci a prendere quello che scende e tornarsene subito indietro, senza dover nuotare contro corrente.

Ma i due besuiti non l’hanno visto, anche se hanno l’atteggiamento presuntuoso e condiscendente di chi so io: perbacco, loro pescano a mosca da 40 anni! In 4 ore in due hanno allamato 6 trote, e se ne vantano. Ne allamo altrettante nella mezz’ora seguente, appena se ne sono andati.

Ma questo è niente: Mirko e Paola se n’erano andati a monte, per non aspettare, e quando tornano, ne allamano altrettante ciascuno, prima di chiudere la giornata di pesca insieme.


Fryingpsan: cattura di Paola.


Fryingpan River: Mirko e Paola alla fine della giornata.


Sul Fryingpan Mirko la fa` da padrone, catturando a raffica e soprattutto strabiliando vari gruppetti di PAM Americani alle prime armi, che su questo fiume abbondano, ed a volte letteralmente l’infestano. Lo vedo cambiare sponda, cortesemente anche se con rammarico, per non pescare la pur promettente acqua vicina ai neofiti, dove sono stati piazzati dalla guida. Lo vedo risalire e catturare dalla “sua” parte, mentre con la coda dell’occhio li osserva… e poi, non potendone più, il malefico lancia, con precisione e da lontano, appena dietro quel masso sin’ora ignorato dal gongolone di turno, gli cattura quasi sotto il naso, e riprende… Maledetto! Ma è anche vero che l’altro tizio aveva trote a due metri, e non lo sapeva!


Fryingpan River.


A parte qualche lama e rigiro, il “pan” ha una conformazione prevalentemente correntizia, e questo fiume è giustamente e meritoriamente famoso, non solo per l’abbondanza di belle trote, ma anche per la sua scenicità.


Fryingpan River.


Dal punto di vista prettamente piscatorio, a parte le giornate di forte pioggia ed acque torbide, il viaggio è stato fruttuoso, ma forse è a partire dalle giornate sul Fryingpan che il risultato è stato poi definito da Mirko “glorioso”.


Attraversando Aspen assistiamo ad una tipica e piacevole americanata: il locale Fire Department (composto anche da parecchi volontari, come in tantissimi posti degli USA), vuole rimodernare l’equipaggiamento, e cerca fondi. Le ragazze locali si offrono di lavare la macchina, in cambio di una donazione…


Aspen girls.


Aspen, una cittadina frequentata da turismo anche internazionale, mi ricorda di una tizia Francese, anni fa`, che mi sfotteva per avere l’accento italiano mentre l’aiutavo, traducendole (in francese) ciò che la guida cercava di farle capire in inglese.

Dopo averle chiesto se per caso lei avesse l’accento francese, quando parlava in italiano… ed ammutolita per il fatto di non parlare italiano, si era messa a sparlare degli americani: “Non hanno cultura”, disse, mentre gettava il mozzicone di sigaretta nel fiume.

Risalendo il Roaring Fork attraversiamo il Continental Divide all’Indepence Pass, a circa 3600 metri sulla Sawatch Range, per salire poi a Leadville, ed attraversarlo ancora al Tennessee Pass, raggiungendo la # 70 appena ad Ovest di Vail, dove il Gore Creek si immette nell’Eagle River. Porto Mirko nel punto dove, durante la mia guidata a Denver di quasi 3 settimane fa`, avevo clamorosamente sbagliato una grossa fario, ma la “signora” non è a casa, e cosi procediamo per il Middle Fork del South Platte, andando a stare nello stesso alberghetto caratteristico e romantico (a 3035 metri slm) dove era iniziato il primo viaggio negli States di Mirko e Paola, nel lontano 1995.

Siamo agli sgoccioli della vacanza, ma nonostante siano stati pescati parecchi fiumi validi (South Platte, Conejos, San Juan, Taylor e Fryingpan, per menzionare solo i principali), sui quali sono state fatte parecchie belle catture e ci si senta appagati, l’ingordigia torna ad avere il sopravvento, specialmente dopo una pescata in un tratto privato di fiume. Stiamo chiudendo il loop del viaggio in Colorado, ed il giorno dopo andiamo al Dream Stream, quel breve tratto di tailwater tra due laghi, appena a Sud delle Puma Hills, nel mezzo di un vasto e brullo altopiano a “soli” 2600 metri.


South Platte River, Dream Stream section, cartello: 'pescatori, aiutate a preservare la vostra pesca: riportate i pescatori di frodo' (quelli che trattengono illegalmente).


Tutto il mondo è paese, ed evidentemente anche qui c’è qualcuno (probabilmente locale) che fa` il furbetto… Il Dream Stream, come lo chiamano le guide locali, scorre per lo più calmo ed a meandri, ma ci sono alcuni tratti di corrente, dove Mirko si butta a capofitto, orgogliosamente mostrandomi poi l’immagine di una delle catture


South Platte, Dream Stream section: cattura di Mirko (foto di Mirko).


per poi mettersi ancora in caccia, risalendo la sponda sinistra del fiume con l’approccio di un giaguaro che ha adocchiato una gazzella.

L’attività di superficie è stata sin’ora sporadica, quasi inesistente, ma nel giro di pochi minuti, in assenza di vento (rarità nei pomeriggi da queste parti) e cielo coperto, siamo benedetti da una un’intensa quanto insperata schiusa di midges, di cui posseggo una discreta selezione nel mio fly box, tutte quasi nuove.

Non vedendole, le uso solo in casi di schiuse sparse, dove posso arguire, se non proprio vedere, dove sia la mia mosca. Ma qui, come sul San Juan, le bollate sono a ripetizione e vicinissime una all’altra…ed è quando ricorro al solito “miracolo di S. Agostino” (chi mi conosce sa` a cosa mi riferisco), catturando una dozzina di pasciute trotazze sul filo di due correntine convergenti. Poi magari, data l’ora, erano caddis ad emergere… poco importa: non le avrei viste comunque, e Sant’Agostino mi ha aiutato lo stesso.

Non sto’ facendo la guida, per cui non ho idea di come se la passi la coppietta d’amici, ma dal loro sorriso quando torniamo, non ci sono dubbi.


South Platte River, Colorado - sezione del Dream Stream, Mirko pesca a risalire la sponda sinistra.


Passiamo una stupenda serata in un bar locale, col tipico bancone affollato da sanguigni bevitori accaniti e rumorosi, ed elementi dagli sguardi rugosi sotto i cappellacci, due tavoli da biliardo, caraffe di birra ed un juke-box che ci canta la storia del West, come la sentono da queste parti.

E` dopo la mia ennesima pinta, quando incomincio ad adocchiare una cicciona ubriaca e ad essere inquisitivo, chiedendo perché le donne non riescono a mettersi il mascara con la bocca chiusa, perché si parli di un paio di mutande, un paio di pantaloni… ma UN reggiseno, che fra noi tre la maggioranza decide sia ora d’andare a nanna. Per strada, barcollando lievemente, chiedo perché mai non ci sia un cibo per gatti al sapore di topo.

Per quanto io abbia rotto i maroni, e per ben tre settimane di fila, al momento dell’addio sono voci incrinate che si salutano, che solo Paola non sente il maschio bisogno di nascondere.

E` il 22 di Agosto, ed anche se manco da casa da quasi un mesetto, non me la sento di lasciare subito queste terre. La California può aspettare qualche ora, e sulla via del ritorno, forse anche perché avevamo pensato di andarci insieme, salgo fino ai 4200 metri del Mount Evans, in tempo per beccarmi 5 minuti di nevischio e poi, scendendo, mi fermo a cercare porcini sugli umidi versanti Nord, a circa 3000 metri, perché sembrano promettenti.

Trovo funghi giovani, e duri come rocce: me li portero’ fino a Los Angeles, li fotograferò nel caminetto, prima di farmi un’insalata di porcini crudi come mi hanno insegnato. Cosi avremmo fatto con Mirko e Paola. Li ho appena lasciati, e mi mancano già.


Colorado National Monument, paesaggio.


Ripercorro così la stessa strada, sempre da solo, ma questa volta senza la smania d’arrivare, anzi… Appena dopo Glenwood Springs, passo per un tratto del Colorado Natl. Monument, facendo una lunga deviazione, e poi mi fermo un attimo sulla strada deserta, appena entro in Utah, per riempirmi gli occhi di vastità, e forse per masochismo psicologico. C’è solo un altro solitario trucker che la percorre, e si sta` facendo sera.


Sulla # 70, rientrando, guardando verso Est.

La musica che all’andata mi spronava ad accellerare, ora mi fa` invece rallentare, mentre ascolto “On my Own” di Patty Labelle e “Holding back the tears” di Simply Red. Sono solo gli America, con “A horse with no name” che mi spronano.

Sentimentalismi da ragazzini ? Magari si, ma daltronde non ho neanche mai pianificato di crescere e divenire adulto. Forse è per questo che mi sono appassionato di flyfishing e faccio questo lavoro.

E senza la pesca e gli amici, “life sucks”!


www.awatravel.net

www.westerneuropeantravel.com

Claudio Tagini (ClaudioUSA)


© PIPAM.com
< Prec.   Succ. >
 
Top! Top!