Un approccio.. "ragionato" alla pesca a ninfa - 3 parte



UN APPROCCIO … “RAGIONATO” ALLA PESCA A NINFA.
(terza parte – la scelta degli artificiali)

di Roberto BLANCHI, “the CZECHER”

Nei due precedenti capitoli si è parlato di “pesca a ninfa”,  riferita all’ambiente del “torrente” di montagna e di fondo valle.  Dopo aver esaminato sommariamente come affrontare  l’acqua e a quali attrezzature fare riferimento, affrontiamo ora l’argomento che è “croce e delizia” di tutti i pescatori a mosca … la scelta dell’artificiale.

Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro ed ora, anche grazie alle opportunità offerte da internet e dalle varie pubblicazioni del settore, è possibile visionare comodamente un’infinìta serie di immagini e di filmati di montaggio dei più svariati artificiali.  La scelta della “ninfa” rimane comunque una “questione” del tutto personale, … ed ognuno di noi ha sicuramente nella propria fly-box l’artificiale “preferito”, custodito gelosamente alla stregua di un’ “arma segreta”, “la” “mosca” cioè in grado di risolvere anche le situazioni più ostiche … di ammaliare anche il più riottoso dei pinnuti … in realtà le cose non sono proprio così facili e banali,  e la “ninfa filosofale”, in grado cioè di catturare qualsiasi pesce in qualsiani situazione, … trasformando “in aurea” anche la più “nera” delle giornate … non è ancora stata (per fortuna!) inventata.

Diamo ora uno sguardo al complesso panorama delle ninfe artificiali,  e proviamo a sintetizzare quali tipologie  potranno risultarci particolarmente  utili nella pesca in torrente, cominciando innanzi tutto a delineare in quali varietà poter raggruppare i vari artificiali.


1)      ninfe di imitazione  - “esatta”
2)      ninfe di imitazione - “generiche”
3)      ninfe di fantasia.


Nella categoria delle ninfe di imitazione “ESATTA” raggruppiamo tutti quegli artificiali che, per aspetto, dimensioni, colorazione, ambiscono a rappresentare una “copia” fedele dell’insetto.  Il grado di approssimazione all’originale potrà variare di molto, sino a giungere ad artificiali che paiono più “modellini  in scala 1/:1” dell’esserino che vogliono imitare, piuttosto che un’insieme (ordinato) di peli, piume e plastiche varie.


Direi che queste imitazioni potrebbero ben adattarsi, ad esempio, alle acque cristalline di alcuni fiumi di pianura od alle risorgive, ambienti ove il pesce è abituato a selezionare il proprio “menù” giornaliero, grazie alla particolare ricchezza ed abbondanza di larve di insetti di queste acque .  Altra condizione che potrebbe suggerirne un favorevole impiego, si riscontra nelle acque spesso molto frequentate di alcuni tratti a regolamento speciale (“no-kill”), ove si può ipotizzare che la conoscenza “ravvicinata” con alcuni artificiali  possa  indurre il pesce ad una maggior prudenza.  Per altro devo ammettere che, personalmente, non ho mai dedicato molto tempo alla costruzione (e quindi all’impiego in pesca) di questo genere di artificiali. Salvo infatti alcuni “tenativi” all’inizio delle mia carriera di costruttore, allorquando si ha spesso il desiderio di esplorare ogni possibile aspetto del fly-tying, nel tempo ho preferito dedicarmi ad artificiali più “pragmatici”.  Gli svantaggi che presenta la costruzione/impiego di questo tipo di imitazioni  sono a mio avviso essenzialmente due.  Il rischio di creare imitazioni troppo “rigide”, che sacrificano alla volontà di “fotografare” e riprodurre  quanto più possibile il vero insetto,  la capacità dello stesso, una volta immerso in acqua,  di infondere quell’idea di “vita e movenza”, che caratterizza molto bene il frenetico movimento delle ninfe in acqua.  Il secondo problema, di natura ben più materiale, è il rischio di trascorrere ore ed ore al morsetto per la ricerca ed elaborazione di artificiali che in acqua … ahimè … “svaniscono” nel brevissimo lasso di tempo necessario alla ninfa a raggiungere una malefica radice incastrata fra i massi del fondo!!  Preferisco quindi sostituire a questi capolavori della manualità e dell’ingegno “bestioline” ben più generiche ed impressionistiche, descritte qui di seguito.


Nelle ninfe di imitazione “GENERICHE”, raggruppiamo invece tutti quegli artificiali che, pur non essendo strutturati per costituire un’immagine “dal vero” dell’insetto, per la loro forma, colore e dimensioni tendono comunque a rappresentare i caratteri  “essenziali e tipici ” di quell’esserino che tanto  interessa e stimola le nostre prede.  Un esempio conosciutissimo, che reputo familiare a tutti, sono  le ninfe di stampo classico, tipo “pheasant tail” e “gold ribbed hare’s hear”.


E parlando di questa categoria di artificiali, che  ho tanto apprezzato agli inizi della mia carriera di “ninfarolo”, avendo ottenuto con essi i primi risultati insperati e sorprendenti, non posso non rammentare con estremo piacere le giornate primaverili  trascorsein Val Chisone,  fissando al mio terminale  pheasant tail con torace in rame e alcune loro varianti,  con le quali  ho imparato ad apprezzare quanto potesse-dovesse  essere raffinata e circospetta   la presentazione delle ninfe alle corpulente trote dei raschi di San Germano.  Per inciso devo ammettere che questi sono gli artificiali che continuo a preferire, allorchè le condizioni del fiume ne consentano un efficace impiego, che ben si accompagnano ad una pesca “leggera” e raffinata, condotta con estrema circospezione.


Nelle ninfe di “FANTASIA” sono infine contemplate tutte quelle imitazioni che .. di fatto … non costituiscono “l’imitazione” della larva di un insetto,  essendo artificiali che, per le intrinseche caratteristiche costruttive, risultano in grado di incuriosire od irritare il pesce, scatenandone la reazione.  Per semplificare ulteriormente, possiamo prendere come esempio i variopinti  artificiali che vengono abitualmente  utilizzati per la pesca nelle “zone turistiche”, per insidiare trote di allevamento. Usualmente  si impiegano in queste acque dressing che utilizzano precisi accorgimenti costruttivi, come l’adozione di particolari cromatismi, la mobilità dei materiali, l’accentuata lucentezza,  per attrarre un  pesce che non è avvezzo a predare nella corrente larve e ninfe.

Per complicare ulteriormente le idee al nostro povero PAM-apprendista, e non solo,  bisogna evidenziare che spesso però ad una ninfa di imitazione “esatta”, o di imitazione “generica”, può esser aggiunto un elemento costruttivo tipico degli artificiali di fantasia, come ad esempio le tanto diffuse bead metalliche, ovvero uno “spot” o  una codina  colorata.   La pallina dorata, che risulta oggettivamente molto efficace in pesca, nell’insieme del dressing trova usualmente ben poco riscontro con la fisionomia della larva di un insetto acquatico … però di fatto il pesce ne è attratto, e quindi l’aggiunta di tale componente ha spesso obiettivamente  incrementato il rendimento di artificiali  di concezione “classica”.  Tutto  questo per spiegare come,  molto spesso,  potremo incontrare notevoli difficoltà nel voler attribuire alle nostre od altrui creazioni una precisa “carta di identità” .


Illustrare, o meglio tentare di “definire”  questa categoria di artificiali ritengo sia infatti impresa assai ardua, in quanto il “confine” fra un artificiale “imitativo” ed  uno “d’attrazione” non è sempre così  netto ed intuitivo come sarebbe spontaneo pensare.  Senza ombra di dubbio  l’elemento che più ha caratterizzato in questi anni la costruzione di ninfe è stata l’introduzione dell’uso delle “bead” (palline) metalliche, in ottone, rame,  ed  in epoca recente, in tungsteno.  L’aggiunta di una sferetta metallica ad artificiali “leggendari” come la “pheasant tail” o la “G.R.H.E.” ha così permesso di aggiungere nuove “cartucce” all’armeria dei “ninfaroli incalliti”, consentendo nuove sperimentazioni nelle modalità di  presentazione degli artificiali. Al riguardo devo ammettere di non esser stato certo indifferente  al fascino “dell’oro”, avendo così riempito le mie scatole di ninfe munite del famigerato “caschetto metallico”, che ho proficuamente impiegato nelle più svariate condizioni.  Mi preme a questo punto fare una considerazione però, e cioè che un’eccessiva disinvoltura  nell’impiego di queste “imitazioni”,  a discapito  di altri dressing  invero altrettanto efficaci, potrebbe assuefare il pescatore all’impiego di un’unica tipologia di artificiali, mettendolo in difficoltà  laddove si renda opportuno improvvisare e proporre qualcosa di diverso ai nostri avversari, nelle giornate più ostiche e “fuori dagli schemi”.  Un’ultima osservazione infine,  concernente l’impiego delle ninfe costruite con la “pallina”. Spesso e volentieri mi capita di incontrare sui fiumi  colleghi intenti a pescare con artificiali oltremodo appesantiti, quasi esiste un postulato inscindibile fra le “miracolose” sferette e l’impiego di imitazioni iper-affondanti.  In realtà non sempre risulta raccomandabile in pesca l’impiego di artificiali “sovraccaricati”, che possono renderne innaturale la presentazione al pesce. Se è vero infatti che nella stragrande maggioranza dei casi risulta molto produttivo  portare le nostre insidie sul fondo, è altrettanto vero che le stesse, ivi giunte, dovranno simulare nel miglior modo possibile l’incedere frenetico e pulsante di vita degli “esserini”  che   lo popolano,  e un’eccessiva zavorra sul tip potrebbe rendere questo incedere troppo ”rigido” ed innaturale.



Ecco ora una carrellata di immagini di imitazioni impiegate nella pesca in torrente.



Roberto BLANCHI


© PIPAM.org

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